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Il Tanga rosa (gioco di gambe)

Nella camera matrimoniale, illuminata tenue dalla lampada del comodino, lui è steso sul letto mentre legge un libro assumendo la postura a "squadra" con la schiena dritta appoggiata alla parete. E' una serata estiva, abbastanza fresca. Lei è in bagno, dentro la doccia. Il flusso d'acqua, poi interrotto, lascia al silenzio la percezione dell'anta che scorre. Trascorre un po' di tempo, mentre lui resta assorto sulla lettura; poi lei entra in camera.

Strofinandosi i dorsi delle mani, ad ultimare l'assorbimento della crema, lei si dirige sul fianco del letto accanto a lui; indossa l'accappatoio bianco, annodato in vita, ha i capelli pettinati indietro ancora un po' umidi. Lei sembra voler catturare attenzione, resta lì mentre lo osserva ma lui, dopo un cenno all'accappatoio, riprende la sua lettura. Lei, ponendo le mani ai fianchi, decide di rompere il silenzio.
Lei: "Dev'essere proprio un libro interessante... ti sta succhiando il cervello, vedo...".
Come rinsavito dal suono delle parole, lui di scatto chiude il libro, lo ripone sul comodino e dirige tutta l'attenzione a lei.
Lui: "Scusami. Volevo finire la pagina..."
Lei: "Mh. Un po' lunghetta questa pagina eh... io sono qui con l'accappatoio, fresca di doccia... non sia mai che ti venga in mente di fare qualcosa eh...".
Restando con le mani ai fianchi, con quella espressione altezzosa, un po' enigmatica, lei lo guarda come a suggerirgli un'idea. Lui, sempre complice delle idee "strane" di lei, abbocca.
Lui: "Aprilo..."

Lei, un attimo dopo, cambia espressione come se stesse aspettando impaziente quella richiesta. Il volto si fa suadente, ammaliante, gli occhi giocano alternati, socchiusi, poi dilatano un flash assassino, il mento ostenta verso l'alto mentre richiama uno stato d'attesa cinico e tremendamente erotico. Le dita indice e pollice della mano destra pinzano l'estremità della cintola; poi lei, lenta, tira... mentre invece, a lui, annoda il suo sguardo.
L'accappatoio si assesta in una normale postura che subito, a lui, conduce la curiosità al centro. La luce è tenue, calda, riconducibile ad un quadro di Caravaggio; con questa luce l'estetica di una donna può risultare letale. Lui ribadisce il centro dell'immagine da cui si aspetta "qualcosa". Lei, mentre annoda gli sguardi, pinza le estremità laterali del giro collo e, come inizio d'Opera a Teatro, apre le tende.
La luce le bacia il corpo e ombre esatte risaltano subito il relativo tono fisico; come a essere fiera di sé, così da concedere flash ad ammiratore, lei resta statua alcuni istanti e poi, incurante, lascia l'accappatoio al pavimento. Porta le mani ai fianchi, stende poco di lato la gamba destra, lievita di respiro le spalle a offrire seni discreti ma sfrontati. Come fondale marino in bassa marea, così l'addome sebbene privo di mascolina esagerazione. La gamba destra, offerta in luce, a suggerire carrellata filmata dal piedino in sù, impone dettaglio visivo, rallentando per bere meraviglia, appena sguardo giunge all'interno coscia il cui tendine inguinale, infine, interrompe respiro; occhi, ormai rapiti di propria volontà, sbronzano idea sopra la zona inguinale, che infine atterrano sopra una farfallina di pizzo rosa, trasparente, da cui due stringe elastiche, fatte fili di lana, tracciano il giro vita, a sorpassare le anche, sparendo dietro, come ad implorare inseguimento.

Lui, allungando il braccio sinistro, con il dito indice ad indicare sentiero, pone il polpastrello in alto riverso sotto la stringa rosa, dal suo nascere; scostandola appena, la percorre fino all'anca e poi torna indietro consegnando i suoi occhi al tendine inguinale tremendamente erotico. Infine solleva lo sguardo a lei.
Lui: “Bastarda...”
Lei, senza scomporre un muscolo, inizia a ridere compiaciuta di quel commento.
Lei: “Lo so... pensi che non sappia che queste cose non ti fanno uscire di testa? Non li ho ancora contati i Tanga che mi hai regalato da quando stiamo assieme; ma una cosa è certa: a te piace vedermi indossare il Tanga... eccomi qui. Contento?”.

Lui si siede sul bordo del letto e con il braccio destro avvicina lei, tenendola in piedi di fronte a lui. Lui, come artista e creta, posa le labbra sopra l'ombelico e con le mani la modella dalla schiena ai quadricipiti, se e giù, lento, morbido, senza attrito, facendo di sua guancia strumento per lisciare l'addome. Con palmi aperti si s-posa ai glutei, senza premere ma avvertendo solo il tono marmoreo da cui, come riflesso, gli corrisponde in risposta l'addome. Poi solleva attenzione e sguardi ai seni plasmandoli a coppa, imboccando i boccioli, tenendo chirurgicamente fra gli incisivi i capezzoli, pur senza premere, osando di ciuccio morbido pur senza sbavare, che sporcarla gli sembra un peccato.

L'affanno accede tanto quanto l'eccitazione. Lei, come se avesse già previsto tutto, lo accompagna a sdraiarsi; lo fa stendere dritto, rilassato. Lei si posiziona, rispetto a lui, sul fianco destro, prima in ginocchio, poi divarica un po' le ginocchia e solleva il bacino; nell'enfasi di questo gesto, lei compie quel gesto autentico femminile che disegna una falce di Luna sull'orecchio a posare i capelli, mentre ascelle bianche e seni ascendenti autorizzano un uomo a morire d'Arte; e basta.

Lui, già in erezione, sembra accennare qualcosa a lei...
Lei: “Sschsch.... silenzio. Faccio tutto io”.
Mirando a lui l'addome, lei posa palmo aperto e ribadisce piano le unghie. Si guardano come se scatto di trappola fosse imminente; lei inizia a premere, sempre un po' di più, poi punta a compasso indice e pollice sopra la vescica e infine emula il gesto di aprire e chiudere, ma mentre preme.
Lui si lascia andare, consegna a lei la fiducia di un ruolo decisamente attivo di cui ha pieno possesso. L'erezione è ormai visibile. Lei pone il palmo della mano sopra la vescica lungo la linea dello slip, poi lenta fa scorrere la mano verso il basso mentre lei lo guarda con un sorriso a metà fra l'ironico e l'umiliante. Supera l'ostacolo dell'elastico: come pagliaccetto spunta a sorpresa dalla scatola, così il giocattolo esce oscillatorio e arzillo.

Lei: “Ohooollallàaaaa...”.
Lei lo guarda, lo tocca, lo traccia dalla base in su, lo prende, lo stringe, e intanto letteralmente lo fa lievitare; mentre lo guarda, sorride come compiaciuta per questa manifestazione di piacere che non ha comportato nessuna fatica, nessuno sforzo. Lei, sempre con le ginocchia divaricate e il bacino sollevato, a quella luce appare semplicemente letale. I tendini inguinali, pronunciati e tesi come corde di Violino, fanno convergere a lui lo sguardo sul sesso che, di rosa vestito, si concede di trasparenza abbastanza per realizzare un bacio di labbra bianche da cui, perfetta, si traccia la linea di un pube corto e breve. Lei coglie l'attenzione sul suo sesso e promuove orgoglio erotico.
Lei: “Ti piace la mia Cosina?”.
E fermandosi, mentre lo guarda, sembra trasfigurare, tirando su il busto, facendosi austera, assottigliando gli occhi. Poi si mette a cavalcioni sopra di lui, a partire dai piedi, e inizia a gattonare; arriva fino al petto, infine atterra con il sesso sul collo. Pinza i lembi del pizzo e solleva il triangolo facendolo poi roteare in modo da toccare a lui la punta del naso; dopo usa il pizzo a tendina, facendolo abbassare e alzandolo rapido; infine prende le stringhe dai fianchi e percorrendole in avanti e indietro, allungandole, all'improvviso le lascia andare e suonare.

Lei sta lì, minuti; e lo fa uscire di testa. Alterna il teatrino accertandosi a volte che l'erezione sia stabile; mentre realizza la crescita, sorride e poi, portandosi il polpastrello indice alla bocca, posa il relativo bacino a lui.
Lui, intanto, respira l'effluvio risultato dall'unione fra il bagnoschiuma, il Tanga, la Cosina. Per un momento lui pensa che il bagnoschiuma abbia essenze letali, se usato da una donna.
Lui porta le sue mani ai lati delle gambe di lei e mentre le percorre con i polpastrelli avverte il tono fisico, la pelle liscia, concedendosi pure la aritmia a guardarla sotto quella luce incantevole; poi le coccola i glutei, infine posa i polpastrelli sull'addome dove calibra una pressione cauta ma sufficiente a restituire l'idea di un muro.
Lui: “Mi fai morire... Sei troppo bella...”.
Lei sgrana gli occhi e all'improvviso assume sembianze da Monella, arricciandosi di lato i capelli e mettendo l'indice in bocca.
Lei: “Mmhhh... una mezza idea ce l'avrei... di farti morire...”
Lui: “Potrebbe piacermi?”.
Lei: “Mh mh. Io penso di sì... Posso?”.
Lui: “Dai...”

Come se lei stesse aspettando da una vita questa occasione, illumina lo sguardo di soddisfazione e subito con cura si assesta il Tanga nella posizione di partenza. Rassicurandolo su quello che accadrà, lei porta le sue gambe al collo di lui, compiendo poi una rotazione laterale a sinistra.
La posizione concede a lei il controllo; le sue gambe si annodano dietro al collo, sebbene senza infierire nella stretta, e conferiscono a lei una estetica tremendamente erotica.
Lei assume il controllo sulla erezione e mentre osserva lui, inizia una andatura lenta, morbida, costante; allo stesso modo stringe un po' le gambe, consapevole perfettamente del fatto che, in realtà, potrebbe ammazzarlo davvero.

Lei: “Sorpreso? … Ti piace così?”.
Lui: “Non stringere troppo però...”.
Lei: “No, tranquillo. Però a me eccita da morire... Mhmmmm... Senti qui... vedo che ti piace tanto...”.
Lei continua serafica, lenta; vuole che la cosa sia una “agonia” per entrambi, sebbene di piacere.
Tenendo una postura quasi a “squadra”, lei offre l'incanto del suo tono fisico e del suo erotismo che mai si era visto prima. Lui, con il Tanga ad una spanna dal naso, osserva in trasparenza il sesso, il pube, la malizia del pizzo dal cui lembo dilaga l'addome chiuso a fisarmonica, da cui oltre affiorano i boccioli dei seni discreti che lasciano aprire spalle altezzose, che raccolgono un collo affusolato a chiudere ostento di mento a sfida, sopra cui labbra languide offerte semi aperte fanno la corte a occhi sottili di cinismo.
Lei: “Voglio fare la cattiva, mi sento tanto monella...”.
Lui: “Non me ne ero accorto...”.
Lei assume una espressione di bambina innocente dispiaciuta, sebbene non lo sia affatto.
Lei: “Mi dispiace.... poi mi perdoni vero?...”.
Lui non trova risposta a questa forma d'Arte che sa, in una battuta, assumere connotati di donna e bambina assieme; a lui è sempre piaciuto il lato infantile-erotico che lei riesce a sprigionare e a disarmarlo ogni volta.

Gli sguardi si incatenano e lui cerca di avvicinare il Tanga alle labbra; lei tuttavia non concede l'apertura delle gambe e lascia a lui il compito di provare. Lui avverte una forza tremenda e poco dopo diserta; lei lascia la presa e concede l'approccio aprendo leggermente le ginocchia.
Lui allora pone la mani aperte ai fianchi di lei, come per assicurare che la presa resti così, e si dedica a posare una galassia di bacini sopra tutta la zona che può raggiungere, mentre respirando profondo lascia che l'effluvio gli trapassi il cuore. Lei lo guarda fra stupore, tenerezza, ammirazione, sentendosi centro di Teatro, Opera di un erotismo sofisticato, desueto, letale, ma avvincente.

Lei decide di infierire e abbassa il Tanga quel tanto da mettere in luce la linea del pube; compie il gesto con cura, livellando in orizzonte le stringhe elastiche. Poi, mocciosa, dispettosa, lo guarda.
Lei: “Non ti dispiace vero, se ci dai un'occhiatina?”.
Lui sta agonizzando di piacere, mentre lei allora decide di finirlo ribadendo la stretta con le gambe e accelerando progressivamente l'andatura con la sua manina “innocente”.
Lei: “Riesci a guardarmi quando vieni? Eh?... Dai, fallo per me. Ma non sei obbligato se non te la senti”.
Lui: “Ma tu non vieni, vero?”
Lui: “Non preoccuparti per me, io sono già eccitata così”.
Lui non conferma ma accoglie l'invito, sebbene dentro provi una forma di umiliazione, un po' di vergogna per “morire” in quel modo, tuttavia provando una eccitazione furibonda che è promossa esclusivamente dal cono visivo che gli è stato imposto.
Lei adopera la manina in modo sicuro, costante, aumentando la consapevolezza progressiva di condurlo al termine; mantiene la cadenza, accelera, accelera e si raccoglie dentro l'addome per avvicinare lo sguardo a lui, fissandolo mentre lo assiste a “s-venire”.
Lui, superando il punto critico, si lascia andare in premurosa apnea cercando di assecondare lo sguardo della moglie che, intanto, sembra volerlo ammazzare davvero; poi lui si raccoglie nel suo buio, da cui poco dopo si aspetta possa giungere respiro per rinsavire.
Lei porta a termine la cadenza fino alla fine, senza scomporre un muscolo; poi apre la presa delle gambe ma resta ad offrire il suo sesso che lui, rinsavito, respirando, premuroso ricopre di bacini e ciucciotti.
Moglie e Marito si sdraiano per riposare, lasciando al silenzio l'attesa di un commento.
Lei: “Ti ho sorpreso, vero?”.
Lui: “Bhè, con te non c'è da meravigliarsi... ma sei stata molto brava”.
Lei: “Quando mi fai trovare il Tanga vicino alla doccia, allora mi fai scattare la fantasia; mi metto a pensare a giochini, cose strane e allora mi è venuto in mente questo; desideravo farlo da quando ero ragazzina”.
Lui: “E' stato bello. Sei stata molto sexy, coinvolgente, irresistibile. Possiamo anche rifarlo , se vuoi”.
Lei: “Davvero? Grazie, sei un tesoro”.
Ruotando verso di lui, gli atterra sopra con un bacio sulle labbra.

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08/11/2014 09:46

Artista

Albi Grazie, molto gentile per aver dedicato il tuo tempo a me. Devi essere persona decisamente sensibile se apprezzi questo tipo di erotismo che a me piace tradurre in una forma scritta come se in realtà io stessi riprendendo la scena. Per me è puro esercizio di scrittura e sono contento che tu abbia notato la assoluta assenza di volgarità e di termini espliciti. Mi piacerebbe tanto che -Albi- fosse una donna... :) ma altrimenti va bene lo stesso :) Grazie.

04/11/2014 12:45

albi

Complimenti,racconto molto eccitante senza la necessità di essere sfacciattamente volgare.

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